Alimentazione del gatto con tumore: cosa dargli da mangiare durante le cure
Per un gatto con tumore o in chemioterapia la priorità alimentare è una sola: che mangi abbastanza ogni giorno. Nel gatto anche 2-3 giorni di inappetenza possono innescare una lipidosi epatica, quindi un cibo umido, appetibile, ricco di proteine e calorie conta molto più di qualsiasi "dieta anti-cancro". Nessun alimento cura il tumore: stimolanti dell'appetito, integratori e sondino si decidono sempre con il veterinario oncologo.
Perché peso e muscoli sono il primo indicatore
Nel gatto oncologico il dimagrimento non dipende solo dal fatto che mangia meno. Il tumore altera il metabolismo e può causare cachessia neoplastica, cioè una perdita di muscolo (e poi di grasso) che prosegue anche quando il cibo sembra sufficiente. Nella casistica dell'Università della Pennsylvania (Baez e colleghi, 2007) oltre il 90% dei gatti con tumore mostrava perdita muscolare, e una condizione corporea bassa era associata a una sopravvivenza più breve, sia nei tumori solidi sia nel linfoma.
Per questo il veterinario valuta anche il punteggio di condizione muscolare (MCS, muscle condition score): palpa colonna, scapole, cranio e bacino e classifica la perdita come assente, lieve, moderata o grave. Un gatto può essere ancora "in carne", persino in sovrappeso, e già perdere muscolo. A casa:
- pesalo una volta alla settimana con la stessa bilancia;
- annota quanto mangia davvero, non quanto metti nella ciotola;
- segnala anche cali piccoli: in un gatto di 4 kg, 200 g sono già il 5%.
Le scale sono spiegate in peso ideale del gatto e body condition score; per il gatto già sottopeso vedi anche gatto troppo magro: come farlo ingrassare, coordinando tutto con l'oncologo.
L'obiettivo numero uno: che non smetta di mangiare
Il gatto tollera il digiuno molto peggio del cane: quando non mangia, i grassi di riserva si accumulano nel fegato, il meccanismo spiegato in cibo per gatti con lipidosi epatica. In un gatto già provato dal tumore e dai farmaci è una complicazione da evitare a ogni costo.
- Se non mangia da 24 ore, o mangia meno della metà del solito per 2-3 giorni, avvisa l'oncologo, anche se sembra tranquillo. La scala dei tempi è in gatto che non mangia: cause e cosa fare.
- Mai digiuni per "disintossicarlo" o "non nutrire il tumore".
- Non forzare il cibo in bocca con la siringa senza indicazione veterinaria: è stressante, il cibo può finire nelle vie respiratorie e il rifiuto peggiora.
Come ordine di grandezza, il fabbisogno a riposo si stima con 70 × peso(kg)^0,75: per un gatto di 4 kg circa 200 kcal al giorno, una stima di partenza che il veterinario corregge seguendo il peso.
Come rendere il cibo più appetibile
Il gatto mangia con il naso, e malattia e chemioterapia possono alterare gusto e olfatto. Quello che funziona più spesso:
- Scalda l'umido a temperatura corporea per liberare gli odori, mescolando bene se usi il microonde.
- Cibi dall'odore deciso e consistenze diverse (paté, bocconcini, mousse): le preferenze possono cambiare durante le cure.
- Pasti piccoli e frequenti, 4-6 al giorno.
- Piatto largo e basso, pulito, in un posto tranquillo lontano dalla lettiera.
- Il cibo dal dito o dalla mano, con calma.
- Togli l'avanzo dopo 20-30 minuti e riproponi cibo fresco più tardi.
L'umido è in genere preferibile anche perché idrata, utile se ci sono vomito o diarrea; il confronto è in umido vs secco nel gatto.
Che tipo di cibo scegliere
Non esiste una "dieta oncologica" felina standard. In generale si cerca un alimento completo, preferibilmente umido, ricco di proteine di buona qualità per limitare la perdita muscolare, ad alta densità energetica (più calorie per cucchiaio quando il gatto mangia poco) e soprattutto appetibile: il cibo migliore è quello che il gatto mangia. Nelle fasi di appetito scarso si usano spesso gli alimenti veterinari da convalescenza ("recovery"), morbidi ed energetici, diluibili per siringa o sondino. Se ci sono altre malattie, come quella renale o il diabete, è il veterinario a decidere quale esigenza ha la precedenza.
Chemioterapia: effetti collaterali e avversione al cibo
La maggior parte dei gatti tollera la chemioterapia veterinaria meglio delle persone, perché le dosi puntano alla qualità di vita. Gli effetti che toccano l'alimentazione sono nausea (spesso silenziosa: si lecca le labbra, sbava, annusa la ciotola e se ne va), vomito (da distinguere dal rigurgito, vedi gatto che vomita dopo aver mangiato), diarrea (vedi cosa dare al gatto con diarrea) e calo dell'appetito nei giorni dopo la seduta. Esistono antiemetici efficaci, come maropitant o ondansetron, che il veterinario può prescrivere anche in prevenzione: chiedili invece di aspettare che il gatto smetta di mangiare.
Un rischio tipico del gatto è l'avversione appresa: un alimento associato alla nausea può essere rifiutato per settimane anche quando il gatto sta bene. Quindi:
- non introdurre il cibo "definitivo" o terapeutico nei giorni di nausea, in ricovero o subito dopo la seduta;
- in quei giorni usa un cibo "di passaggio";
- fai i cambi quando sta meglio, con la gradualità di cambio crocchette al gatto.
Stimolanti dell'appetito e sondino
Se il gatto continua a mangiare poco, l'oncologo può prescrivere uno stimolante dell'appetito: la mirtazapina, anche in pomata transdermica da applicare sull'orecchio, è autorizzata per la perdita di peso nel gatto; la capromorelina è approvata in alcuni Paesi per il calo di peso del gatto con malattia renale cronica. Dosi e frequenze dipendono da fegato e reni: solo su prescrizione, e mai farmaci umani di propria iniziativa.
Quando non basta, il sondino esofageo è spesso la scelta più gentile, non un accanimento. Si inserisce sul lato del collo con un'anestesia breve, è in genere ben tollerato, il gatto può continuare a mangiare e bere da solo e a casa si somministrano pappa, acqua e farmaci senza forzarlo. Può restare settimane o mesi e si toglie quando il gatto torna a mangiare.
Tumori della bocca e linfoma intestinale
Carcinoma squamocellulare orale
È il tumore della bocca più comune nel gatto, spesso annunciato da alito cattivo, bava, sangue e difficoltà a masticare. Il dolore impedisce di mangiare anche con un buon appetito: servono consistenze lisce o frullate, terapia del dolore e, molto spesso, il sondino. Le soluzioni pratiche sono simili a quelle di cibo per gatti con stomatite e del gatto anziano senza denti.
Linfoma gastrointestinale
Il linfoma è il tumore più frequente del gatto e la forma intestinale è comune nell'anziano. Quella a piccole cellule dà vomito cronico, diarrea e dimagrimento e somiglia molto all'infiammazione descritta in dieta per gatto con IBD: la distinzione richiede biopsie. Si usano spesso diete molto digeribili o idrolizzate, e la vitamina B12 (cobalamina) è frequentemente bassa: il veterinario la misura e, se serve, la integra. Il cortisone usato nel protocollo tende ad aumentare l'appetito.
Omega-3, carboidrati e dieta cruda: cosa dice la ricerca
- Omega-3 EPA e DHA. Hanno un razionale contro infiammazione e cachessia, e nel cane c'è qualche studio clinico, soprattutto nel linfoma, discusso in alimentazione del cane con tumore. Nel gatto le prove sono scarse: una revisione sistematica del 2021 ha trovato solo 3 studi felini sugli omega-3, nessuno sul cancro. Dose e opportunità si decidono con l'oncologo, anche perché l'olio di pesce può peggiorare diarrea o rifiuto del cibo.
- "Affamare il tumore" con pochi carboidrati. Il gatto mangia già pochissimi carboidrati e il suo fegato produce glucosio comunque. Non ci sono studi che dimostrino che una dieta chetogenica rallenti un tumore felino; togliere cibi che il gatto accetta per inseguire questa teoria è più rischioso che utile.
- Dieta cruda durante le cure. La chemioterapia può abbassare i globuli bianchi e la carne cruda può contenere Salmonella e Listeria: la maggior parte degli oncologi la sconsiglia durante il trattamento, anche nel gatto abituato alla dieta BARF. Si può passare a carne cotta o a un umido completo, come si consiglia anche al gatto con FIV o FeLV.
- Integratori. Antiossidanti ad alte dosi, prodotti erboristici e funghi "immunostimolanti" possono teoricamente interferire con i chemioterapici o affaticare il fegato, e alcuni prodotti per uso umano sono tossici per il gatto. Porta all'oncologo l'elenco completo, snack compresi.
Domande frequenti
Quanto può stare senza mangiare un gatto in chemioterapia?
Il meno possibile. Se non mangia per 24 ore, o mangia meno della metà del solito per 2-3 giorni, avvisa l'oncologo: spesso basta adattare l'antinausea o aggiungere uno stimolante dell'appetito.
Posso dargli il cibo che preferisce, anche se non è "il migliore"?
In molti casi sì, se è un alimento completo e il veterinario è d'accordo: nel gatto oncologico un cibo mangiato volentieri vale più di uno ideale lasciato nella ciotola.
Il sondino esofageo fa soffrire il gatto?
Di solito no: è ben tollerato, il gatto può mangiare e bere da solo e permette di dare cibo, acqua e farmaci senza forzarlo.
Gli omega-3 aiutano il gatto con il cancro?
Hanno qualche prova nel cane, ma nel gatto mancano studi clinici sul cancro: usali solo se l'oncologo li ritiene utili e alla dose indicata.
Quando l'oncologo ha definito il piano, configura il profilo del tuo gatto su Flovvi indicando le sue necessità nutrizionali: potrai filtrare gli alimenti adatti e seguire calorie, pasti e peso nella Routine durante tutto il percorso di cura.
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Scritto da
Marco Bianchi
Educatore cinofilo comportamentale
Educatore cinofilo certificato, lavora ogni giorno con cani e famiglie su comportamento, socializzazione e crescita dei cuccioli. Per Flovvi traduce l'esperienza sul campo in consigli pratici e facili da applicare a casa.
Tutti gli articoli di Marco BianchiUn gatto che si gratta o si lecca fino a perdere il pelo ha quasi sempre una causa da cercare con il veterinario: la più frequente è l'allergia alle pulci, poi le allergie ambientali e, meno spesso, l'allergia alimentare. Il cibo si conferma solo con una dieta a eliminazione di 8 settimane; omega-3 e una dieta completa aiutano la pelle, ma non sostituiscono la diagnosi.
Il megacolon è un colon dilatato che ha perso la forza di spingere le feci; nel gatto è quasi sempre idiopatico e colpisce soprattutto maschi di mezza età. La dieta non lo guarisce ma ne decide la gestione: prima l'acqua (umido, acqua aggiunta), poi una dieta scelta dal veterinario tra una formula con psillio e una molto digeribile a basso residuo, con lattulosio e procinetici su prescrizione. Clisteri, paraffina e lassativi fatti in casa sono pericolosi.
Un gattino con diarrea non va mai messo a digiuno: continua a mangiare il suo cibo per gattini in pasti piccoli e frequenti, e va visto dal veterinario molto prima di un gatto adulto, in giornata se ha meno di 8 settimane, vomita, è abbattuto o freddo. Le cause più comuni sono il cambio di cibo all'adozione, il latte vaccino e i parassiti intestinali.